mobilità

Allenare le capacità mentali ha senso solo per gli atleti di alto livello che devono trovare nei momenti che precedono la competizione la condizione mentale migliore. Nella mia esperienza di atleta questo è un lato che avevo trascurato; solo ultimamente mi sono reso conto che la condizione mentale può essere modificata e soprattutto che a parità di condizione atletica, può portare dei miglioramenti sostanziali alla prestazione. Ci sono delle tecniche specifiche per questo tipo di allenamento, ma io non le ho mai sperimentate perché le ritengo estremamente noiose (in fondo anche quando gareggio arrampico per il piacere di salire). Il mio personale atteggiamento è quello di pensare di fare qualcosa di importante ( ci sono persone che ti guardano, tracciatori che disegnano dei percorsi, giudici che assegnano punteggi, altri atleti che provano le stesse cose) e se per caso quel giorno ti tieni può essere tutto molto divertente. Poi però bisogna tornare con i piedi per terra e ricordarsi che stai tirando le solite quattro prese.

Come ho detto prima non voglio parlare di allenamento delle capacità mentali, piuttosto prendere in considerazione due aspetti che possono incidere negativamente sull´arrampicata di molte persone: la paura di cadere e l´ansia da realizzazione.

La paura di cadere è un istinto naturale giustificato dalla possibilità di farsi male; se però cerchiamo di razionalizzare un poco la questione, bisogna ammettere che le possibilità di farsi male cadendo sono molto più basse di quelle di quelle che affrontiamo raggiungendo le falesie in macchina. Una via ben spittata, soprattutto se leggermente strapiombante, riduce le possibilità di infortunio praticamente a zero.
Detto questo bisogna constatare che molte persone quando si allontanano dallo spit si irrigidiscono e cambiano la maniera di arrampicare. Un aiuto a superare questo problema può arrivare arrampicando con persone che non hanno paura di cadere e mettono la caduta tra le regole del gioco. Questo non significa che si può cadere sempre tranquillamente, ma che l´esperienza vi aiuterà a valutare se state per penzolare nel vuoto o se state per spalmarvi sul terrazzino sottostante.
E se non c´è pericolo, allora, pensate ad arrampicare...

L´ansia da realizzazione caratterizza le giornate di molti arrampicatori: di quello che si allena tutti i giorni e di quello che non si allena mai. Io la trovo una reazione un poco incoerente e che pregiudica una analisi obiettiva di quello che si stà facendo: se l´esito di una giornata ad arrampicare dipende esclusivamente dall´aver realizzato o meno una via, allora si è sprecata la maggior parte del tempo. L´ambiente, la roccia, l´aria fredda che secca la bocca ed incolla le mani alle prese, la sensazione di fatica a fine giornata, rimangono comunque una esperienza anche se non coronata dalla soddisfazione di una realizzazione.
Se tutto questo non significa niente, allora è meglio rimanere davanti alla playstation e provare a superare il quadro numero sette!

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