
La coordinazione è quella qualità
che permette di mantenere una posizione o di eseguire un movimento
con il minore dispendio di energia.
Ci sono due livelli di coordinazione: 1) a livello di ogni singolo
muscolo 2) a livello di tutti i distretti muscolari. Nel primo caso
è fondamentale che il muscolo si contragga nella misura strettamente
indispensabile a superare una determinata resistenza; una eccessiva
contrazione può essere limitante non solo ai fini energetici,
ma anche all´economia del movimento globale. Nel secondo caso risulta
importante la successione temporale con cui si verificano le varie
contrazioni.Nel primo livello l´errore più frequente è
quello di una eccessiva contrazione della muscolatura dell´avambraccio
(soprattutto durante i moschettonaggi, quando le protezioni si allontanano
ed in tutti i momenti di incertezza dati da un movimento particolarmente
complesso). Nel secondo livello l´errore più evidente è
quello di una mancata sinergia delle differenti catene cinetiche.
Molto spesso il movimento delle gambe ed anche del busto accompagnano
quello delle braccia, senza partecipare in maniera diretta al movimento:
l´esempio tipico è quello in sbandierata dove le gambe non
vengono raccolte immediatamente, ma oscillano aspettando che si
esaurisca l´energia cinetica (insieme a quella delle povere braccia
che pazientemente attendono!). Ancora peggio sono i movimenti spezzati
dove la spinta delle gambe non avviene in contemporanea ma segue
l´azione delle braccia, diminuendo di molto l´effettiva ampiezza
che il movimento combinato potrebbe permettere.
Da un punto di vista strettamente teorico un´ottima coordinazione
dovrebbe portare a realizzare l´esecuzione globale di una via o
di un boulder, mantenendo una velocità costante (escludendo
il momento della partenza). Ogni movimento deve sfruttare al massimo
l´energia cinetica del movimento che lo precede, riducendo al minimo
i momenti di accelerazione e decelerazione. Questo è sicuramente
vero a livello teorico, ma in pratica i punti di riposo e determinati
lanci portano necessariamente a cambiare velocità. Comunque
al di là di situazioni specifiche, è conveniente cercare
di trasferire le singole velocità anche se il corpo sembra
stare fermo. Mi spiego: una condizione con mani ferme e 4/5 spostamenti
di piede successivi potrebbe far pensare che ci sia poco da risparmiare;
invece ogni piazzamento di piede può contenere intrinsecamente
una parte dello spostamento necessario a piazzare il piede successivo.
Questa è una visione completa dell´arrampicata che non si
limita a tenere una determinata presa o a posizionare correttamente
un piede, ma porta la persona ad esplorare le sue potenzialità.
Questa è la capacità più difficile da migliorare;
ci vuole pazienza, umiltà e soprattutto curiosità.
E´ una ricerca personale e difficilmente qualcuno potrà insegnarvela;
un buon allenatore può aiutarvi in questo senso, ma sicuramente
è un impegno che và al di là di quello che
può essere seguire una scheda di allenamento.
Consigli:
- Fatevi riprendere con una telecamera; spesso pensiamo
di arrampicare in una determinata maniera ed invece...
- Arrampicate su vie facili cercando di mantenere una velocità
costante e comunque evitando movimenti bruschi
- Ricercate una sensazione di continuità del movimento
quando state lavorando una via. E´ molto importante "lavorare" i
movimenti a terra e registrare tutte le sensazioni; se sarete obiettivi
vi accorgerete di trovarvi alla presa successiva senza la piena
consapevolezza di quello che è successo un attimo prima.
Fermatevi e comiciate da capo
- Quando cadete su un boulder o su una via non incolpate
immediatamente le vostre braccia, ma pensate a quello che potreste
fare per effettuare più agevolmente quel movimento
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